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Sanzogni: "una bella Dieci Colli nonostante il maltempo"

30/04/2019

 

Dedichiamo uno spazio speciale ai resoconti, preziosi e appassionanti, di alcuni partecipanti alla 35° Dieci Colli, per lasciare una testimonianza o un ricordo di domenica 28 aprile 2019.

Partiamo con Davide Sanzogni, che su GranfondoNews.it, ci ha dedicato questo reportage:

"29 aprile 2019 - Avevo messo in agenda la Granfondo 10 Colli di Bologna già nel 2016, ma una caduta la settimana precedente mi aveva impedito di partecipare. Così quest'anno, in occasione della 35esima edizione, mi son detto che era l'occasione di chiudere un conto aperto.Anche i nuovi percorsi mi incuriosivano: meno dislivello che in passato ma forse più adatti al modo di correre odierno e alle reali possibilità di un amatore che si divide tra passione, lavoro e famiglia.Mi reco quindi a Villa Pallavicini, dove è sita la partenza. Il sole che sorge riscalda l'attesa nonostante un vento teso da nord, freddo ma gradito perché dovrebbe tenere lontana la pioggia prevista nel pomeriggio. Perciò entro in griglia vestito con solo lo smanicato e i manicotti, come moltissimi altri. Grosso errore di valutazione. Infatti, poco dopo il via, il gruppo vira verso sud-ovest in direzione delle colline che si presentano sormontate da una pesante cappa di nubi. Non c’è tempo per rimediare e non resta che menare. I primi chilometri volano a 40km/h, falso piani in salita compresi. Affrontiamo lo strappo di Montemaggiore, 1 chilometro al 14%, e già mi trovo a faticare nella coda del primo gruppo.Al bivio giro per il lungo e dopo 500m arrivano le prime gocce di pioggia, tardi per girare sul medio. Mi scoraggio e mi sfilo attendendo il gruppo di poco alle mie spalle, con un passo più adatto a me. Nel frattempo la pioggia diventata diluvio e la temperatura scende a 7C quando transitiamo al Castello di Serravalle, dopo appena 30 chilometri di gara.Una prima significativa discesa ci porta verso la valle del Panaro. L'asfalto è nel complesso buono e la sede stradale ampia, come tutte le discese che affronteremo oggi, ma scendiamo tutti con cautela sollevando molta acqua. Con vero sollievo arriva la direttissima per Guiglia. È ripida, ma serve a scaldarsi. La gamba gira bene e affronto con convinzione i mangia e bevi fino a Zocca. Sono passate circa 2h di gara. Sono bagnato fino al midollo, sono riuscito a ingerire un paio di gel ma dalla borraccia poco nulla, troppo freddo.Da qui in poi le immagini si fanno confuse. Le staffette che fanno strada, le discese fatte piano e gli strappi forte. Una signora a bordo strada che scuote il capo, pazzi avrà pensato, un carabiniere che ci incita. In generale buono il presidio offerto sul percorso da volontari e forze dell'ordine anche se qualche auto in senso contrario, accostata approssimativamente, va tenuta nel conto. Si corre per strada, non in pista e bisogna sempre bilanciare l’adrenalina e i rischi. Alla stessa maniera ognuno ha il suo punto di equilibrio tra fatica e divertimento e io sono prossimo ad oltrepassare il mio dato che batto i denti in salita ed ho il fiatone in discesa, conseguenza dei muscoli che tremano per scaldarmi. La corsa diventa ad eliminazione: qualcuno si stacca, altri si fermano. Io inizio a pensare al da farsi. Una brusca accelerazione del gruppo cui rispondo bene mi illude. Resto davanti con chi, scoprirò poi, arriverà tra la 20esima e la 30esima posizione.Ma è un fuoco di paglia e quando si spegne mi spengo anche io. Mi guardo intorno. Ci sono numerose ambulanze ben collocate ma per fortuna non sono quello che mi serve. Aspetto fino al chilometro 90 dove stimo inizi più o meno la lunga discesa verso i dintorni di Bologna che non ho nessuna intenzione di affrontare, zuppo e con la temperatura scesa ancora a 4C.Osteria "Il tagliere" a Savigno, questo è il mio traguardo. Entro con la bici e tutto. Mi fanno accomodare, mi offrono cappuccino, the caldo, focaccia, persino una felpa e dei giornali con cui isolarmi dal freddo. I volontari del 118 presenti alla adiacente rotonda portano, a me ed agli altri ciclisti che nel frattempo si sono fermati, delle termocoperte e contattano l'organizzazione, cui va un grande plauso, che ha già messo in movimento un consistente numero di bus e furgoni per recupere le bici e i ciclisti, nel complesso diverse centinaia, che hanno deciso di ritirarsi.Le bici vengono caricate mentre ancora noi tremiamo e dopo un tempo non troppo lungo tocca a noi, non prima di aver di nuovo ringraziato il personale del locale e i volontari che ci hanno accudito in questo momento di difficoltà. La discesa sul pulmino è lunga e anche se ora ha smesso di piovere non c’è rimpianto, per noi era la cosa giusta da fare. Nelle parole del nostro autista si legge la tensione di chi in primo luogo è un appassionato, preoccupato per la sorte di tante persone sorprese dal maltempo, e poi il dispiacere per un evento cui si lavora da un anno colpito da una sfortunata congiuntura metereologica. Sorpassiamo altri bar e ristoranti con bici parcheggiate fuori e furgoncini colmi. La discesa deve essere stata dura, lo leggiamo nei movimenti rigidi di quelli che comunque vogliono arrivare al traguardo con i loro mezzi e che, con cautela, superiamo.Arriviamo infine al parco di Villa Pallavicini che ha assunto un aspetto molto diverso da quello del mattino. Un altro the caldo, le docce ed il pasta-party segnano il ritorno alla normalità.Recuperata la bici mi accingo a rientrare, ma questo è un arrivederci. Il conto con la 10 Colli è ancora aperto e il percorso, la parte percorsa almeno, mi è piaciuto. Inoltre ho apprezzato le capacità messe in campo dal comitato organizzatore in questo difficile frangente per cui varrà la pena di tornare a Bologna, certi di partecipare ad un evento ben preparato."

 

 

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