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Iannarilli: Granfondo Dieci Colli Bologna, acqua e freddo

08/05/2019

Condividiamo anche il resoconto di Emanuele Iannarilli di Bici.News sulla 35° Dieci Colli. L'articolo suscita riflessioni, dà un bilancio positivo al lavoro del C.O. nel fronteggiare la situazione, fornendo il proprio interessante punto di vista sui percorsi e sull'esperienza di domenica 28 aprile.

"Bologna: pioggia si, pioggia no. Questo è stato l’interrogativo che ha tenuto attaccati alle applicazioni meteo i ciclisti della trentacinquesima edizione della Granfondo 10 Colli Bologna. Di chat in chat non si parlava di altro. Speranze che sono diventate sguardi nella direzione della gara la mattina in griglia che non lasciavano presagire niente di buono. Ma non pioveva in partenza, nell’accogliente cornice del centro sportivo Pallavicini, attrezzato a dovere per l’occasione per accogliere i quasi 2000 partenti che forse, erano qualcosa meno vista l’incertezza del meteo. Speranze di tregua della pioggia vane dopo la prima asperità di giornata che vedeva gli atleti scollinare su Montemaggiore dopo il cronometraggio della scalata. Gocce che in discesa diventavano ben presto pioggia battente nel fondovalle che portava verso la salita di Zappolino dove la grande incognita era: lungo o corto?

 

In tanti hanno optato per la fatica “breve” che misurava circa 84 km. In gruppo il discorso non riguardava tanto la distanza, quanto il freddo e l’acqua. Tanti invece hanno optato per girare la bici e tornarsene al caldo a casa. Il freddo si, a Zocca il termometro segnava meno di 5 gradi, con pioggia battente. Il bar della piazza, classico ritrovo per ciclisti e motociclisti che transitano in zona era diventato un rifugio attrezzato contro l’ipotermia. Oltre 50 persone all’interno che hanno trovato riparo dal freddo e dall’acqua ricevendo le cure del caso per poi essere riportate alla partenza da pullman organizzati dal c.o. nella congestionata gestione della situazione che rischiava di diventare veramente un’odissea. A posteriori, chi scrive può dire di aver incontrato sul percorso medio una quantità elevata di mezzi di soccorso che hanno “raccolto” persone mezze congelate ma anche diversi atleti, che causa la strada viscida e la poca sensibilità nelle mani e nei piedi, hanno dovuto fare i conti con il nero asfalto diventato sapone.La cronaca di giornata è piuttosto semplice: selezione naturale. Non si può parlare però di resistenza o stoicità ma si parla semplicemente di reazione fisica alle condizioni di giornata. Gli eroi servono in altre occasioni, rischiare la vita per portare a casa una gara nel caso il fisico mandi segnali inequivocabili non è mai davvero consigliato. Devo ammettere che in alcuni momenti ho temuto anche per la mia prima esperienza alla 10 colli. Non mi ero fidato delle previsioni nè delle chiacchiere da bar pre gara. Avevo messo su un buon intimo autunnale, maglia tecnica, manicotti, antivento lasciando solo le gambe scoperte. Anche perché, i gambali, in caso di pioggia, cosa possono fare se non inzupparsi? Tutto ciò, però, sarebbe servito a poco se non corredato da classica mantella antipioggia, davvero anti. Traspirabilità? Poca, meglio, così il poco di caldo fisico rimaneva all’interno, lavato e stirato dall’acqua alzata dei copertoni di chi mi precedeva nei tratti pianeggianti. Stare ruota? Per poco, poi menare per riscaldarsi. Così la collaborazione non era consigliata ma obbligata. Era evidente che nessuno voleva annaspare nell’acquaplaning del concorrente precedente per troppo tempo. Le salite aiutavano a riportare un po’ tutto il fisico in temperatura; ambiente per carità, mica a livelli di sudorazione da indoor. La discesa però riportava tutti i guai alla luce. Piedi e mani congelati, visibilità poca, timore di non riuscire a frenare in ogni curva.Davanti se la giocano in volata dopo quasi quattro ore di battaglia contro sè stessi e gli avversari. La spunta Cini, per pochi centimetri, Asd Cicli Copparo, su Fanelli, Asd team Mp Filtri. Terzo Salimbeni, Scott team granfondo, ancora in volata. Solitario l’arrivo di Landuzzi Valentina dell’Asd Nuovo Parco dei Ciliegi, squadra bolognese che ha visto passare la propria atleta proprio davanti all’attività di ristorazione posta tra Zola Predosa e Calderino nei primi chilometri di gara.Il corto è roba di Corsello, atleta del Team Faenza, bolognese anch’egli e di Marina lari, anch’essa di casa. Sul percorso però ci sarebbe da dire tanto. Il fascino della “vecchia” Dieci Colli, un po' si è smarrito. La location, seppur assolutamente di rispetto e logisticamente comoda e organizzata ha tolto quel fascino della città ospitante e storica come Bologna. I percorsi invece erano davvero molto diversi rispetto ai precedenti. Ciò in alcuni casi può essere un bene, per cambiare abitudini e dare la possibilità di misurarsi e ammirare panorami diversi. A volte però rischiano di far perdere il fascino storico di un evento nato sui “colli bolognesi” che in questa edizione non sono stati presi in considerazione. Possono esserci molte motivazioni per ciò, ergo, evitiamo di giudicare non essendone a conoscenza. L’organizzazione, tolto qualche piccolo imprevisto del sabato pomeriggio ha dato prova di efficienza per il resto, soprattutto quando, vista la situazione meteo tragica ha dovuto dar fondo a tutte le risorse per riportare a casa i “dispersi”, i “congelati”, gli “incidentati”. Alla fine, il sole è arrivato, ma la fuga post gara verso la doccia di casa ha fatto perdere l’occasione per il quale poi si partecipa a questi eventi e cioè aggregazione tra amici di team, compagni di gara, avversari. La trentaseiesima edizione tornerà a solcare i vecchi percorsi?"

 

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